Storia di un meccanico evasore totale e di un povero cronista che lo stava cercando

(un racconto tratto da una storia vera)

È mezzogiorno ed hai appena finito il montaggio del tuo servizio (su qualcosa interente a dei lavori pubblici in una zona di una frazione minore del comune di Pontebreve), quando il tuo collega, con fare cisposo, ti passa una chiamata. C’è il vicedirettore, è tutto emozionato.
– Oh.
– Eh.
– C’è un comunicato della Finanza. Spettacolare. Hanno beccato un meccanico della zona di Pontebreve. Evasore totale, da tre anni. 800.000 euro non dichiarati. Tre dipendenti. Nessun contributo. Ti giro il comunicato.
– Vai.
– Nessuno sa chi è. Me lo devi trovare. Fai un video di nascosto. Stasera poi lo mandiamo. Non ce l’ha nessuno.
– Vai.
Ci sono poi quei venti secondi in cui ti passano davanti, ad alta velocità, tutti quei concetti e sensazioni e convinzioni e riflessioni che ti rimettono brevissimamente di fronte al tuo rapporto col giornalismo: bella boccia si fa lo scoop – trovo l’evasore e gli fo un video di nascosto – ma cosa sto facendo, ricerco lo spettacolo? – che senso ha dire chi è stato? – ha senso perché dirlo è metterlo sotto la luce – metterlo sotto la luce è denunciare in pubblico – ciò che è pubblico è di tutti – se è di tutti è condiviso – condividere il male è promuovere il bene – io faccio il bene – è bene ciò che sto facendo – devo trovare questo meccanico.
Non fai in tempo a finire di darti legittimazione che già sei col telefono in mano a chiamare tutti i meccanici che conosci. La Finanza nel comunicato ha lasciato qualche informazione: l’età del titolare (49 anni), il fatto che avesse spostato la propria attività da Firenze per agire indisturbato, l’apertura di un’officina nel tuo comune ma in un’area piuttosto isolata. Cerchi di usare le informazioni per raffinare la ricerca.
Fai chiamate e giri per un paio di ore. Ti affacci dai meccanici del paese e provi a fare una specie di sondaggio. La sensazione è che siano tutti terrorizzati. In ogni caso dicono tutti di non sapere nulla. Continui a chiamare, a provare, a insistere, dedichi il tuo sudore alla ricerca dell’officina. Alle due e mezzo richiami in redazione. Dici che non l’hai trovato, che solo sulle pagine gialle ce ne sono settanta segnalati, di meccanici. Dicono: forza, dai. Continuiamo a cercare, se lo recuperi bene, sennò al limite faremo senza immagini.
Ma tu ormai sei rassegnato e ti sei rimesso al computer a sbobinare un’intervista fatta il giorno prima. Alle quindici e trenta però ti suona il cellulare, è il vicedirettore.
– Oh.
– Eh.
– Ce l’ho. Mi hanno detto chi è.
– Chi?
– Un amico che ha un amico in Finanza se l’è fatto dire. E’ nella frazione de Le Folle.
– Boia.
– Già. Dietro la concessionaria auto c’è un capannone con quest’officina. Cerca di avvicinarti il più possibile, fai un minutino di riprese e poi ce le mandi. Ce la fai?
– Corro.

Ed eccoti lì, cronista d’altri tempi che sali sulla ruggente Panda e solchi i due chilometri che ti separano da Le Folle, dove pare trovarsi l’officina inadempiente. Accosti qualche decina di metri prima del cancello della concessionaria. Ti assicuri che sia il posto giusto. Tutto quadra, là dietro c’è il terribile meccanico. Arrivi con la macchina fino all’ingresso della concessionaria, quando senti uno strano bippettio elettrico e un lampeggiamento anomalo delle luci sulla plancia. Spengi la macchina e provi a riavviarla. Non riparte. Ci riprovi, ma niente di nuovo. Ti guardi intorno in cerca di soluzioni: esci furtivo e apri il cofano della macchina, inseguendo l’improbabile eventualità che tu stesso possa essere in grado di fare una diagnosi o di saper addirittura risolvere il problema. Individui la batteria, che ti sembra uguale a tutte le batterie del mondo. A sinistra c’è un tubo collegato ad un serbatoio, potrebbe essere qualsiasi cosa. Sopra c’è una foglia secca: stando attento a non sporcarti la prendi e la getti a terra. Per un nanosecondo sei attraversato dall’idea di aver fatto qualcosa, tant’è che chiudi il cofano e provi a rimettere in moto. Niente da fare, non funziona. Non era colpa della foglia.

Inizi allora a renderti conto di essere finito in trappola. Non sai una cippa di motori e sei praticamente ostaggio del meccanico evasore che dovevi filmare di nascosto. La Panda non ti aveva mai tradito. Lo fa proprio adesso. In quattro anni, si è fermata proprio lì.
Ti sembra impossibile, ti senti l’uomo più sfigato della terra, pensi che dietro a tutto questo non può non esserci la regia di una specie di Fausto Brizzi. Ma non hai scelta, ti avvicini all’ingresso dell’officina. Trovi un vecchio di ottant’anni con le mani nere impegnato a sgranocchiare uno stuzzicadenti seduto su una pila di pneumatici. Lì intorno ci sono altri due uomini, entrambi sulla cinquantina. Uno di loro deve essere il capo, ma ormai non ti interessa più di tanto. Appena ti vedono si voltano di scatto. Ti chiedono cosa ti serve.
– Lì. La macchina. Non parte. La batteria, forse.
Uno dei due probabili 49enni viene verso di te: ha la tuta sporca di morchia, mentre l’altro probabile 49enne ha una felpa e dei jeans: decidi che quest’ultimo è il titolare, perché è vestito più da titolare.
L’altro intanto ha già aperto il cofano, tu vorresti quasi dirgli della foglia ma poi ci ripensi, lui va a prendere i morsetti per provare a riavviarla. Effettivamente la Panda sembra rinascere, ma un nonnulla e si rispegne di nuovo nel suo sonno di macchina spenta.
– È la batteria, dev’essere andata in corto.
– Ah.
– Possiamo controllare. Forse va cambiata.
– Ah.
– Che facciamo?
– Quanto ci vorrebbe?
– Se è la batteria poco. Sennò dipende. Forse qualche ora.
Guardi l’orologio: sono le quattro e mezzo. Alle cinque dovresti spedire via Ftp le immagini: pensi alla possibilità di fare le riprese, pensi alla velocità di connessione, non puoi farcela. Hanno bisogno di tutto entro le cinque e mezzo.
– Va bene, via. Cambiamo la batteria.
Allora l’uomo inizia ad armeggiare con strumenti misericordiosi, roba che potrebbe essere addirittura un amperometro o un voltmetro. Ti conferma che è la batteria, va a prenderne una nuova.
Intanto chiami la redazione e gli spieghi quello che è successo.
Dall’altro capo della provincia odi una schiera di uomini che ride in coro. Che ride di te. Ti dicono che non gli interessano più le immagini, la tua storia è una delle cose più divertenti abbiano mai sentito, lo dicono sbellicandosi mentre senti che qualcuno aggiorna qualcun altro sull’accaduto e le risate pian piano si sommano. Ti dicono che sei buffo e si sono divertiti, ti salutano e riagganciano.

Dieci minuti e la tua macchina è in moto. Ringrazi il meccanico e gli chiedi quanto spendi. Ti dice: vai dentro dal capo.
Ecco: tu sai che in tutte le redazioni della provincia di Firenze in quei momenti stanno trattando il caso del meccanico evasore totale. Non solo sei l’unico a sapere chi è. Ma sei anche nel suo ufficio. E adesso devi pagarlo.
– Salve.
– Sera.
– Quanto spendo?
– Un attimo, vediamo il catalogo…
– Sa, sono stato fortunato. Mi ero accostato per rispondere ad una chiamata e la macchina mi si è fermata proprio qui, non sapevo neppure che ci fosse un meccanico, sono stato fortunato – nella sfortuna, s’intende – a fermarmi proprio qui, non sapevo neppure ci fosse un meccanico visto che non si vede dalla strada, è una zona così isolata…
– Cosa vuole dire?
– Nulla. Sono stato fortunato, ecco.
– Già. Spende 41 euro.
– Bene.
– Senza fattura.
– Ah.
– Le serviva?
– Beh, una ricevutina.
– Ah. Sa, oggi non c’è la Maura. Si occupa lei di queste cose…
– Certo.
– Noi abbiamo una dipendente apposta per la contabilità…
– Ci mancherebbe. A me comunque la ricevuta servirebbe davvero.

Lui ti guarda e struffia. Quest’uomo ha avuto in mattinata un controllo della Finanza. È un evasore totale, deve versare al fisco poco meno di un milione di euro. Ridefinisci nella tua mente il concetto di “imparare la lezione”.
Tira fuori da un cassetto un blocco, se lo rigira in mano. Cerca di capire come si sfogliano le pagine. Lo intuisce e prende una calcolatrice. Strizza gli occhi come a cercare di ricordare qualcosa. Deve calcolare l’iva.
Dopo due minuti di spippolamenti ti comunica che spenderai 50 euro. Dici che tutto sommato ti sta bene. Allora lui affronta il foglio con insperata decisione, ci scrive qualcosa a caso e riporta su carta i complicatissimi calcoli fatti a macchinetta. A quel punto paghi e prendi la ricevuta, l’oggetto sacro. Risali in macchina, guardi l’orologio. È troppo tardi per tutto ormai, ma mentre riguadagni la strada statale ti dici che comunque una ripresa veloce puoi comunque provare a farla, magari può tornare comoda. Prendi la telecamera e ti acquatti vicino ad un guard-rail da cui si scorge l’officina. La telecamera non funziona. La batteria era esaurita.
Allora ti metti in bocca un chewing-gum e te torni a casa.


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2 pensieri riguardo “Storia di un meccanico evasore totale e di un povero cronista che lo stava cercando”

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