percezione e realtà.

Percezione e realtà
mi chiedono:

Che le separa
dov’è la falla
quand’è che scatta
la molla in testa
che ce le confonde.
Arranco e mi smarco
(che anch’io che son chiesto abbia posto tra loro?)

Ripenso i giornali
che soffiando il caffè
le mattine
sempre
ero solito bere;
le pagine calde invitavano certo
avviavano il giorno,
e già l’occhio iniziava
tra titoli e tondi
A rifare il creato.

Tra riga e riga i minuti passaggi
tradivano trame
che bevendo annacquavo
e commento e opinione impastati in un verso
torcevan la bocca
e parole a colori
rinnovavan la storia.

Poi alzarsi e sciacquarsi la tazza
ribollendo ecco un dubbio,
con l’arguzia che già
un aggettivo solleva.

E poi niente più
tra mente e giornale
a tener mano al vero.
E la credenza accoglie
un recipiente pulito.

Non rispondo a chi chiede:
ché non so le parole
che per dire il reale
non lo faccian truccato,
non lo faccian sbavato.

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