I nativi digitali, la tv e lo zapping tra i profili.

(cronaca di un’ovvietà scoperta tornando a scuola)

 

Lunedì scorso sono stato nella mia vecchia scuola a parlare durante la prima giornata di autogestione. Tralascio qui tutto l’aspetto delle emozioni e della nostalgia provata nel tornare a occupare una di quelle aule – che è una cosa importante, ma mi porta fuori tema -.

Ero stato chiamato a parlare, come giovane giornalista locale, di informazione, disinformazione, giornalismo italiano, giornalismo televisivo, ecc. Mi sono sistemato vicino alla cattedra. Di fronte a me (e intorno a me, in un certo senso) un bel numero di ragazzi tra i 14 ei 18 anni. Tra i 50 e i 100, a seconda dei momenti. Chi seduto sulle sedie, chi in terra, chi sui tavoli, chi in piedi. Guardiamo un video di Crozza e mi chiedono di commentarlo. Attacca l’incontro. Nel frattempo tutti hanno preso un pezzo di carta e un pennarello. Qualcuno ci ha scritto sopra una domanda e me l’ha fatta arrivare. Tipo: Come fa un giornalista a dipendere da un direttore che ti chiede di raccontare la realtà in modo distorto? È in pace con sé stesso e coi lettori?

Domande grosse, che portano a parlare di precariato, di editoria impura, di deontologia, di pluralismo interno ed esterno. Poi, com’è giusto che vadano certe cose, la discussione partita con un filo (più o meno) logico è arrivata a tirar fuori Carlo Giuliani, Genova, il Social Forum ed i miei 14 anni con le prime autogestioni e manifestazioni (eccola qui, sì, la nostalgia delle prime battaglie dentro, dei pessimismi cosmici e dei grandi entusiasmi). Abbiamo parlato di telegiornali e realtà distorta (la vera perla di giornata è stata la visione di questo video, senza dubbio).

Poi, ad un certo punto, ho improvvisato un sondaggio: volevo capire come si informavano i ragazzi di fronte a me per impostare meglio la discussione. Quanti leggono i giornali? Si alzano giusto cinque mani. Non valgono quelli online, preciso. I cinque riabbassano le mani. Quanti si informano alla radio? Due mani su. Fin qui, mi dico, tutto preventivabile.

Quanti di voi si informano online, su siti d’informazione? Vanno su meno di dieci mani. E quanti tramite il web in genere, tramite i link sui social network, tramite i post su Facebook, tramite le tracce sparse trovate in Rete? Nessuno alza le mani. Quanti si informano con la tv? Tutte le mani alzate.

Ecco, questo non me lo aspettavo. Perché abituato a leggere dati sull’utilizzo di Internet, sulle abitudini quotidiani dei giovani e sulle ore passate connessi alla Rete davo per scontata una cosa: che i nativi digitali si informassero online. I giornali – a noi del settore che siamo interessatissimi da queste cose – ci hanno raccontato di una gioventù che trova inutile comprare un quotidiano perché online è gratis e più immediato. Online si sceglie cosa si vuole leggere. In sostanza si era arrivati a descrivere il giovane-italiano-medio come un lettore che – rispetto ad un tempo – aveva sì “rotto” il rito dell’informazione quotidiana, il rito del giornale o del tg, ma aveva maturato la capacità di essere più critico e selettivo e flessibile grazie alla struttura della Rete e alle possibilità che essa ci ha fornito.

In realtà mi è parso di capire (nessuna ricerca e nessun campione indicativo, si tratta di sondaggi fatti col pressappoco) che il modello di nativo digitale che avevo davanti lunedì a scuola era un abitante della Rete ma che alla Rete aveva un approccio televisivo. La tv – per loro stessa ammissione – è il luogo principe di informazione. Molti – quasi tutti – hanno ammesso di guardare il Tg. Quasi tutti quello di La7. Ne abbiamo parlato. Ho dato la mia opinione su quel telegiornale, sul modo di condurre di Mentana, eccetera.

Ma continuava a balenarmi in testa il sondaggio: se i giovani passano ore e ore connessi, ma si informano la sera col Tg a cena, che diamine combinano online? Gliel’ho chiesto e non ho avuto risposta. Su Facebook, nel senso, che ci fate? Silenzio. Non so se davvero mancavano le repliche o era l’imbarazzo inevitabile (assente, fino a quel momento) provato nel dover rispondere “nulla”.

Ragionandoci un po’ su penso di aver capito che l’approccio del nativo digitale al social network non è poi così diverso da quello che la generazione mia (e quella precedente alla mia) avevano con lo zapping in tv. Un’occhiata in qua e là. Spulciare, controllare. E poi interagire. Oggi – nella famosa epoca in cui i contenuti ognuno li crea da sé, in cui ognuno determina i temi, i modi, i toni, in cui ognuno è nodo, in cui ognuno è emittente – il nativo-digitale sta in Rete a fare zapping tra i profili. I giovani che sono entrati in Internet nell’era post-blog, in cui davvero era necessario produrre contenuti per vivere la blogosfera, abitano con molto meno sforzo e consapevolezza la Rete di oggi. Non hanno (non possono averla) memoria della Rete: e avere memoria della Rete e saperne ripercorrere i passaggi significa, probabilmente, capirla e dare un senso alla vita digitale. Invece per chi da nativo frequenta il web con disinvoltura ed inconsapevolezza si tratta ormai di una “mera” estensione della vita reale, un luogo come un altro in cui formare e ridefinire la propria identità attraverso l’osservazione e l’interazione mediata. In Rete, si potrebbe dire, si gironzola tra canali-personali, bio, foto, storie intime divenute pubbliche. Non più come le storie di Beautiful ma nemmeno come quelle del circolino, del campino o della casa del popolo, dove si arrivava rombando sui motorini per fare due chiacchiere con gli amici o provarci con le ragazze.

Zuckerberg non ha mai nascosto che Facebook servisse, in sostanza, a farsi i cazzi altrui. E noi lo si intuiva, lo si sapeva. Ma ero convinto – sbagliando – che per le nuove generazioni vivere in maniera pressoché costante nell’ambiente digitale rendesse normale, oltre a condividere (in questo caso preferisco davvero il termine “mostrare”) la propria vita sulle reti-sociali, anche abitare le altre parti del web. Magari come luogo secondario, o terziario, ma credevo (speravo) che gli spazi dell’informazione (in senso ristretto) fossero più frequentati. Che fossero naturalmente protagonisti della rete. E invece mi sa di no.

 

(Tutto questo per dire che uno legge i manuali di sociologia e gli articoli specialistici e poi torna una mattina nella sua vecchia scuole e finisce col rimettersi a scoprire un mucchio di cose.)

(a proposito di libri: Raffaele Simone, Presi nella rete. Non è affatto male)

Annunci

6 pensieri riguardo “I nativi digitali, la tv e lo zapping tra i profili.”

  1. E di cosa ti meravigli? In fondo Internet offre tanta informazione quanto intrattenimento, anzi, forse molto più intrattenimento. La scelta dipende da noi e dall’uso che ne facciamo. Chi pensa che i nativi digitali siano una nuova generazione immune dalla mancanza d’informazione e dai suoi eventuali danni solo perché in rete si può trovare una mole incredibile di informazioni e punti di vista, non ha fatto i conti né con le scelte personali, né con i colossi dell’intrattenimento online, siano YuuTube e i video dei gattini, siano i video di youporn.

  2. Premetto che non ho molto tempo e che volevo commentare prima della partita della viola per non lasciarti in uno stato di angoscia, quindi sarò confusa e dirò cose a caso.
    E dico anche che l’argomento informazione (corsivo) è uno degli argomenti che ritengono meno interessanti nell’universo, per motivi molto interessanti che però ti evito, l’argomento facebook (corsivo) lo trovo ancora meno interessante, quindi leggere il tuo articolo è stata una specie di supplizio, figurati commentarlo. :P

    Non contesto l’osservazione. Ho a che fare con molti ragazzi, qualcuno dei quali mi sa che era ad ascoltarti, e so che è assolutamente vero.

    Se hai 15 anni conosci per lo più tuoi coetanei, con questi sei amico su facebook quindi è difficile che tu possa trovare gli stimoli per informarti tramite la tua homepage. Mentre quando arrivano a casa la mamma e il babbo e preparano la cena e si mangia e si accende la tivi , si ascoltano (uhm) le notizie di La 7 (… quanto è bella questa zona piena di radical chic :D ). è una specie di imposizione, nel senso che viene dall’esterno, non sono i ragazzi che si informano e scelgono quello strumento lì (per tutti i motivi che sappiamo) c’è un adulto che ritiene necessario ascoltare Chicco e i ragazzi subiscono (corsivo) questa scelta.

    Il fatto è che se hai 15 anni hai bisogno di stimoli e se sei sfortunato e vivi in un ambiente che questi stimoli non te li dà (scuola, famiglia, roba intorno) è difficile che ti venga spontaneamente voglia di capire (ammesso che informandosi tramite repubblica, blogs e vari si possa capire e ammesso che questo sia veramente importante) e l’altro fatto fondamentale di quando hai 15 anni (ma anche di più) è che l’unica cosa che ti interessa sei tu (e nemmeno poi così tanto).

    Poi, volevo fare un’osservazione sul mettere in mostra tramite facebook: sì? è così? Nel senso, io ho su facebook credo un 200/300 ragazzi tra gli amici e li conosco più o meno tutti e vedo quello che pubblicano e come usano i loro profili e non direi che mettono in mostra, quindi (conseguenza logica) nemmeno che facebook lo usano per farsi gli affari altrui, se nessuno mette in mostra… Principalmente pubblicano foto di cene e feste e citazioni di Ligabue, adesso vanno molto di moda anche questi rapper strafighi, però se x sta con y non hanno ancora bisogno di scoprirlo tramite facebook.

    Che cosa ci fanno su facebook, dunque? Chattano.

    Parentesi: da educatrice angosciata e complessata a educatore angosciato (sei anche tu complessato?) seriamente, ma questi ragazzi che noi amiamo così tanto e di cui conosciamo o almeno intuiamo gli abissi e che sono lasciati così tremendamente soli e che non hanno gli strumenti per indagarsi e capirsi e cercarsi e che non sono educati alla bellezza e non sanno riconoscerla che sono così annoiati e così poco curiosi che sono così scontati e danno così tutto per scontato, come fanno a trovare degli stimoli in quello che offre la nostra stratosferica società?

    (Tu volevi parlare d’informazione (corsivo), lo so, ma io lo trovo così noioso come argomento.)

  3. Il fatto che tu non trovi l’argomento informazione e facebook interessante è legittimo e pure comprensibile, però non puoi negare che è importante. Non è un tema contingente, è proprio roba che determina una svolta antropologica, cambia l’essere umano, cambia il modo di concepire e vivere il reale. Insomma, poco interessante ci può stare, ma ragionarci su (non come faccio io: un po’ meglio) è doveroso.

    Nessun commento a quel che dici, non ho certezze e ci penso su.

    Per l’aspetto educativo è un macello: e qui (ne sono abbastanza certo) il problema non è la rete. Ma gli stimoli pre-rete, che provengono (dovrebbero provenire) dagli altri contesti. Però su questa cosa bisognerebbe rifletterci con urgenza, non dico in fretta e furia, ma insomma, per tempo. Ché loro crescono oggi, mica quando noi abbiamo finito di farci una nostra idea.

    (ah: Federico Badaloni ha un gran blog: quando non parla di teorie delle reti in senso stretto, è capace di analisi bellissime e di post illuminantissimi. E tenendo conto che è pure educatore, la cosa ha un certo valore aggiunto http://federicobadaloni.blog.kataweb.it/ )

    Comunque sì, tutto questo mi angoscia.

    Luca: i nativi digitali non sono né meglio né peggio degli immigrati digitali (che espressione schifosa!) e i contenuti di internet non sono né meglio né peggio di quelli della tv: è solo che l’idea che mi ero fatto, sbagliando, è che i nativi fossero flessibilissimi e dinamici online. E invece non è così. Il problema è che mi ero proprio convinto di una cosa senza senso.

    1. (grazie della segnalazione)

      Assolutamente, non solo importante, ma fondamentale.
      Non sono così sicura della rivoluzione antropologica né tanto meno della dicotomia reale/virtuale applicata a internet. Però magari ne parliamo a voce.

      Tra l’altro aggiungo visto che ci siamo che i nativi digitali (bleah!) sono definiti tali in quanto sono soliti usare computer, smartphone e cose così, ma, essendo poco curioso, proprio come condizione naturale, anche con gli strumenti che hanno in mano in continuazione la maggior parte non sa fare altro che andare su fb e youtube. (Oggi parlavo di feed con dei ragazzi e mi guardavano come mi guarda mia nonna quando le dico che ho pagato il bollettino on line.)

  4. La tua seconda considerazione è vera.

    Digitale-reale non è una dicotomia, ormai sono compenetrate e si intersecano in quasi ogni sfera del quotidiano. Ma la rivoluzione antropologica c’è.

    (va bene, ragioniamone a voce :-)

  5. Sono impressionato dalla qualita’ delle informazioni su questo sito. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Sono sicuro che visitero’ di nuovo il vostro blog molto presto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...