Claudia sui binari

Claudia era stesa sui binari del treno e studiava con cura le parole da mandare via sms. Lui non sapeva, dall’altra parte d’Italia, dove si trovasse esattamente la ragazza.

Lei era in una stazione del profondo sud: vissuta per due anni nei dintorni di Firenze, proveniente dalla provincia del mondo e arrivata nella città d’arte con la speranza di rianimarsi. Era finita a studiare in Toscana, a studiare qualcosa che non le interessava. La sua era una fuga perenne.

Lui l’aveva incontrata per caso. Si erano visti una volta sola, e Claudia aveva confidato al quasi sconosciuto quel che non aveva detto a nessuno: che lei non ne poteva più, che tutto aveva perso senso, che sarebbe tornata a casa, dai suoi, per litigarci violentemente prima di partire per l’Olanda.

E lì, in qualche modo, sarebbe stata vita nuova. Lui le aveva spiegato che non sarebbe bastato. Lei, giustamente, non gli aveva dato peso.

Adesso Claudia era stesa sui binari al limitare della stazione del suo paese. Una stazione modesta: due binari, uno verso nord e uno verso i pochi paesi che rimanevano a sud, prima dell’acqua e del Nord Africa.

Stava lì col cellulare a scrivere. Lui leggeva al volo tra una corsa dell’autobus ed un ufficio senza riscaldamento. Difficile capire quale fosse il suo lavoro: alla fine sembrava giusto un rappresentante di sé stesso, che vendeva di volta in volta qualcosa ai propri interlocutori. E da buon factotum non poteva non avere a cuore quella ragazza incontrata per caso: avevano bevuto e parlato insieme, e più enfasi metteva nel descrivere le proprie scelte e nel giustificare la coerenza che intendeva perseguire, più si dimostrava confusa. Lui ad un certo punto glielo aveva fatto notare. Qualche ora dopo erano finiti a letto insieme, poi lui al mattino se ne era andato a inseguire un nuovo lavoro. Non si sarebbero visti mai più, e questo rendeva tutto ancora più importante.

Lei dopo pochi giorni era tornata al paese: aveva annunciato alla famiglia di esser pronta a mollare tutto. L’avevano presa male, ma se lo aspettava. Però non si aspettava i litigi furiosi alle due di notte; non si aspettava la madre che aveva ripreso a fumare dopo 22 anni di astinenza; non si aspettava di dover scappare di casa per non affrontare gli urli di suo padre; non si poteva aspettare una cornice d’argento con la foto della sua prima comunione dritta sulla schiena.

Adesso distesa sui binari della stazione del paesino non sentiva più molto male: sette punti di sutura nel centro esatto della schiena. Il suo cappotto era morbido e il sole fioco rendeva la sistemazione quasi piacevole.

Morire così, pensò Claudia, è come partire per un posto lontano. E a lui scrisse soltanto: Sto per partire per un posto lontano.

L’altoparlante della stazione non funzionava: era stato attivo solo per due o tre settimane, finché qualcuno non era arrivato a prendere il cono per costruirsi un megafono. Non l’avevano più risistemato.

Claudia percepì il treno in arrivo dalla vibrazione del metallo: aveva la faccia poggiata sul binario e sentiva scuotersi la guancia, via via più forte. Il treno si stava avvicinando.

Riprese in mano il telefono. Lui le aveva risposto: Anch’io vorrei partire: andiamo insieme?

Allora Claudia si alzò di scatto, colma di una gioia nuova.

Quando il Regionale per Salerno passò, di Claudia era rimasto solo l’odore del balsamo alla camomilla con cui al mattino si era lavata i capelli.

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3 pensieri riguardo “Claudia sui binari”

  1. Sì, lo so che può suonare strano. Non ti conosco neanche eppure mi sono letta tutto il tuo blog e questa storia mi è rimasta dentro. Ecco perché ti scrivo. Per chiederti se mi dai il permesso di tradurla. Grazie per le emozioni e per le risate che ci regali.

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