Io, il pranzo con Epifani e l’invisibilità

La notizia di Epifani eletto segretario del Pd (come “traghettatore”: ma le cose belle che non riusciamo ad inventarci?) mi riporta alla mente un episodio di cinque anni fa.

Facevo il servizio civile, e con la rivista/associazione culturale eravamo promotori di un convegno in un paese dell’Amiata. Il relatore di spicco era proprio Epifani, allora segretario Cgil. Durante il convegno io stavo ad un banchetto a vendere le riviste, a prendere appunti, a tentare di ascoltare alcuni degli interventi.

Poi arrivò il pranzo: Sindaco, Presidente, Segretario, Professore, Onorevole e Senatore, tutti sistemati dal gran cerimoniere della taverna. La logica con cui fummo disposti a tavola proprio non la ricordo: so solo che non la compresi. Che mi trovai a sinistra una brava sociologa tunisina e a destra l’autista silenzioso di un Senatore figlio di uno ammazzato dai terroristi. Davanti avevo Epifani.

Ecco: il pranzo sarà durato un’ora, diciamo. Ed in un’ora è geograficamente impossibile non incrociare lo sguardo di una persona che hai a mezzo metro, proprio di fronte a te. Eppure sì.

Ma la cosa da notare è che capii subito senza troppe difficoltà come l’allora segretario Cgil evitasse di considerarmi (superiorità? Distacco dal reale? Rifiuto del contatto con chi non porta la cravatta? Sociopatia? Imbarazzo di qualche tipo nei confronti della mia presenza? Autismo?). Parte dei dubbi vengono spazzati via dal fatto che comunque colloquiava – anche se con fare distratto – con gli altri commensali ( con loro e non con me? Pure questo ci stava: capisco benissimo il fatto che non sentisse il bisogno di confrontarsi con me. Lui reduce da qualche trattativa, e io reduce dall’acne). Però, in ogni caso, riporto qui due momenti in particolare di quel pranzo.

Uno. Pici al ragù di cinghiale. Lo ricordo bene: avevo la formaggiera vicino a me. Tra la formaggiera ed Epifani una trincea di bottiglie, bicchieri, barattoli porta-grissini e ceste di pane. Il segretario – si capiva – voleva il formaggio. Si guardava a destra e sinistra. Io alzai la formaggiera per porgergliela, lui la vide, la guardò e non mi guardò, continuò a voltarsi in cerca di un’altra formaggiera, e io mi rivolsi a lui e chiesi semplicemente parmigiano?, ma lui non poteva udirmi, finché si rassegnò a chiedere all’autista del Senatore figlio di quello ammazzato dai terroristi se per cortesia poteva gentilmente porgergli del formaggio. Ci rimasi male.

Due. Il secondo di carne era accompagnato da una sorta di foccacina con il lardo fuso sopra. Epifani ricevette la sua porzione dal cameriere ed iniziò ad indagare sulla natura della materia semitrasparente che ricopriva la sua focaccia. La prese in mano, la annusò con discrezione, si sollevò gli occhiali che accennavano ad appannarsi per via del vapore, ne saggiò la consistenza con la forchetta. Io lo osservai. Lui (senza mai guardarmi, chiaro) sentì di essere osservato. Al che, prontamente, cercò l’appoggio di altri commensali. Il caso volle che fossero tutti impegnati a discutere di qualcos’altro, ed il Segretario della Cgil era persona cortese e non voleva interrompere le discussioni in corso. Io senza trovare il suo sguardo dissi, piano piano: è lardo. Il Segretario, al solito, nulla.

La Sociologa tunisina che avevo a fianco smise per un attimo di parlare col Professore alla sua sinistra ed Epifani ne approfittò. Mi scusi signora eh, disse lui, sa per caso cos’è questo? Tralasciamo il commento sulla pertinenza e/o l’astuzia di fare una domanda del genere ad una persona di religione evidentemente islamica ed in ogni caso più forestiera di te: in ogni caso la Sociologa lo guardò e disse, beh, non saprei. Poi si voltò verso di me e disse: Ragazzo, sai cos’è?

Io mi sentii vivo, e le risposi, con un filo di fiera voce: è lardo.

Appresa la notizia la Sociologa si affrettò a comunicarla ad Epifani, che in realtà non poteva considerarmi (neanche per interposta persona) ed era già voltato altrove per parlare di Fiat.

E per la cronaca: quella focaccia non la mangiò.

Scrivo questo perché lo reputo un episodio cardine della mia formazione politica.

Annunci

3 pensieri riguardo “Io, il pranzo con Epifani e l’invisibilità”

  1. Incredibile! E pensare che proprio a tavola i politici danno il meglio di sé. Un’altra cosa, scusa, maprima di sederti a tavola, ti eri ricordato di riassumere sembianze umane?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...