Il primo giorno di primavera. Un suicidio.

È il primo giorno – o forse già il secondo – di una primavera iniziata grigia. Rientri a pomeriggio inoltrato, con la borsa gonfia di fogli da guardare, libri da leggere, preoccupazioni appuntate sui post-it. Pensieri che si avviavano e procedono per link, decine di tab aperte in testa e nessuna che si conquisti attenzione. Una nube di idee ammezzate avvolge i cavi sopra i binari, i tabelloni con gli orari ei ritardi.

Di ritorno dal lavoro, il tuo treno è stato soppresso. Quello successivo segna mezz’ora di ritardo. Hai unito il tuo sbuffo alle centinaia di sbuffi. Un tornado di ugge si sviluppa sulla banchina. Mormorii indignati, un coro di sospiri rassegnati. La condanna dell’attesa, messaggi ai parenti, chiamate alle fidanzate o ai marini. Programmi da rifare. Decine di ricette per cena tutte da rimodulare. Un uovo al tegamino al posto del roastbeef.

Hai messo le cuffie e sei salito sulla carrozza. Hai aperto il libro, controllato la pagina a cui eri arrivato. Poco oltre la metà. Il treno sarebbe partito di lì a venti minuti.

Letta qualche pagina, poi hai guardato le mail. Hai telefonato al commercialista: la dichiarazione dei redditi, i documenti per le detrazioni fiscali. Chiusa la conversazione hai sentito due signore accanto a te ipotizzare di scioperi e lanciare generiche accuse. Una vergogna, uno scandalo. Hai cercato di riavviare un pensiero di quelli rimasti nel mucchio: non ricordavi se un problema di lavoro, o un’altra chiamata da fare, o una scadenza scordata, o una cosa da dire alla tua ragazza.

Poi il treno è partito. Il messaggio registrato dalle ferrovie spiegava infine che il ritardo era dovuto ad “…accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria a seguito dell’investimento di una persona nella stazione di…ci scusiamo per il disagio”.

Chiuso il libro, aperto subito lo smartphone. Google. Nome della stazione, sezione notizie. Hai aperto il primo risultato:

“Il trentenne….stando alle ricostruzioni della Polizia, avrebbe deciso di togliersi la vita: sostanzialmente accertato, dunque, il suicidio”

Quando scendi dal treno non c’è più spazio per nulla: i pensieri ingolfati restano lì, ma è probabile sia destino. Mentre il treno riprende velocità sulle rotaie e ti scorre di fianco, che fuori è già buio e oltre il parcheggio risplendono i lampioni della polisportiva e le lucine del cimitero, è doveroso mettere le cose in chiaro. Non sai dare un nome a quella sensazione, ma non è un buon motivo per non lasciarla scavare, nel silenzio verso casa.

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